E’ giusto vedere nell’estate la fine di un mondo interno fatto di brividi d’amore, l’estate in cui la confusione e il chiasso spengono quel sussurro amoroso che anima il mondo. E’ bene che giunga questo periodo per dare risalto al pianto dei poeti e alla morte sempre in agguato ma dolce e metonimica nel periodo invernale. L’autunno riporta il pensiero lontano verso quella fragilità dell’esistenza che ci rende autentici. Come sosteneva il filosofo francese, i climi caldi accendono gli animi e non si fa più chiarezza dei sentimenti. In questa poesia riporto all’inverno descrivendo tutto il malessere per un’estate che non mi appartiene, una stagione che fa solo soffrire per il caldo afoso. Forse è l’invidia per il cielo e il mare che si prendono la scena godendosi tutta la bellezza del corpo femminile. Si, forse è l’invidia del poeta per Dio stesso. Ma in fondo, con il rubare ai poeti la scena, rafforza quella maturazione del sentimento e della poesia. Poesia che dedico ad una cara amica, intitolata “L’estate ha rubato”.
NON POSSO DIRTI
CHE TI AMO
L’ESTATE HA RUBATO
LA SCENA AL MIO CUORE
DOVE ERI TU LO SCOGLIO
BRUCIA E SANGUINA D’AMORE
MI MANCA LA TUA MORBIDA PELLE
I SUSSURRI DI GIOIA
RISCALDATI DALLE COPERTE DELL’INVERNO
QUANDO I BACI TOCCAVANO L’ANIMA
NEL RINCORRERSI DEI RICORDI
D’ESTATE TU NON SEI PIU’ MIA
E IL CHIASSO DELLA GENTE FA
FUGGIRE QUEL PASSERO TREMANTE
SUL RAMO VIBRANTE
DELL’AUTUNNO DI VITA
D’ESTATE TU NON SEI PIU’ MIA
E SENTO MORIRE LA FEBBRE D’AMORE
SUL SELCIATO DI MILLE PAPAVERI ROSSI
ORA DI MORTE RICOLMO IL PENSIERO
OSSERVANDOTI BELLA E SLANCIATA
COME UNA SIRENA
CHE NON APPARTIEN
ALL’AMARA TERRA DI CALABRIA.